Il Patto per lo sviluppo sostenibile: stop agli ipermercati, politiche per una economia green, un Piano regionale di contrasto e adattamento ai cambiamenti climatici.

1) Non servono altri ipermercati, centri commerciali, grandi supermercati.

 In Veneto ogni cittadino ha a disposizione 313 mq di spazio al supermercato: la nostra regione è al quarto posto in Italia per superficie disponibile del settore alimentare per abitante ed è nettamente davanti a regioni simili come Toscana, 200 mq per abitante, o Lombardia, 263 mq (dati al 12/2018

http://osservatoriocommercio.sviluppoeconomico.gov.it/ArchivioArticoli/CommentoGdo.html)

Il Veneto negli ultimi anni ha visto una vera e propria escalation di medie strutture commerciali. Secondo il Rapporto Statistico 2019 della Regione: “Nel 2018 in Veneto gli esercizi commerciali in sede fissa sono in calo dell’1,5% rispetto all’anno precedente, contrazione più accentuata rispetto all’andamento nazionale, mentre segnali di espansione vengono da tutte le forme della Grande Distribuzione Organizzata (GDO). Per quanto riguarda le vendite della GDO il Veneto è la regione del Nord con la crescita più accentuata (+6,0% nell’ultimo anno, +20,4% negli ultimi dieci anni)”-

(http://statistica.regione.veneto.it/Pubblicazioni/RapportoStatistico2019/pdf/sintesi.pdf).

Dunque appare evidente che è il commercio tradizionale a essere in difficoltà mentre la grande distribuzione cresce: secondo i dati Nielsen il Veneto è secondo solo al Trentino nell’aumento del numero dei punti vendita della grande distribuzione dal 2011 al 2019. È chiaro dunque che le superfici di vendita sono aumentate in maniera sproporzionata rispetto all’aumento del fatturato del commercio. Resta da capire se tale sviluppo è stato incentivato o meno dalla politica.

E qui balza all’occhio la Legge Regionale n. 50 del 28 dicembre 2012 Art. 18 sulle Medie strutture di vendita: “L’apertura, l’ampliamento o la riduzione di superficie, il mutamento del settore merceologico, il trasferimento di sede, nonché il subingresso delle medie strutture con superficie di vendita non superiore a 1.500 metri quadrati sono soggette a SCIA, da presentarsi al SUAP”. In parole povere: una semplice dichiarazione di inizio attività.

Il centrodestra che governa il Veneto da 25 anni ha dato il via libera alla grande distribuzione: basti pensare che alcune delle più famose catene di discount hanno come superficie commerciale ottimale proprio i 1.500 mq. E anche il resto della Grande distribuzione negli ultimi anni ha puntato su strutture di quel tipo, anche per i minori costi che hanno rispetto agli ipermercati.

Così facendo la Lega di Zaia ha prodotto due effetti devastanti: ha urbanizzato il territorio come non mai, consumando suolo a più non posso (e rendendo i sindaci di fatto impotenti davanti a queste aperture), e ha messo in crisi il commercio tradizionale impotente di fronte ai colossi.

Per questo diventa urgente rivedere quella legge del 2012: non è quello il Veneto che Vogliamo, per noi lo sviluppo deve andare a beneficio di tutta la comunità e non di pochi, soliti noti.

2) Politiche per una economia green.

 I. Politiche occupazionali e incentivi alle imprese in chiave verde per creare nuovi posti di lavoro nelle filiere pulite e riconvertire i settori economici tradizionali in ottica di sostenibilità ambientale. La formazione professionale va riorientata su una cultura ambientalista nel lavoro e per creare profili professionali da inserire nelle filiere delle rinnovabili, del riciclo, del recupero in senso ampio, nel rispetto del fabbisogno occupazionale dei territori. I criteri per l’erogazione dei contributi alle imprese vanno ridefiniti per privilegiare gli investimenti utili alla riduzione dell’impatto ambientale (efficientamento energetico, minore uso del trasporto su gomma, uso di materiali riciclabili, ecc.).

 II. Il turismo nel segno della sostenibilità: la nostra è la prima regione italiana per presenze, ma il turismo è il settore che ha perso più posti di lavoro nel dopo emergenza. È necessario aumentare i tempi di permanenza dei turisti e incentivare il turismo diffuso che non si concentra solo nelle mete di maggior richiamo ma si distribuisce su tutto il territorio, che si basa sulle piccole strutture ricettive creando ricchezza diffusa e che non impatta negativamente sui territori e sulle comunità locali.

3) Un Piano regionale di contrasto e adattamento ai cambiamenti climatici.

 E’ assolutamente urgente la programmazione e l’attuazione di misure strutturali per mettere in sicurezza le città e i territori rurali del Veneto rispetto agli eventi meteorologici che sempre più spesso causano, in particolare, esondazioni dei fiumi e fenomeni alluvionali.

E’ urgente un Piano regionale di contrasto e adattamento ai cambiamenti climatici: blocco del consumo di suolo, riduzione delle emissioni inquinanti in atmosfera, ripristino dell’equilibrio idrogeologico del territorio, un modello di mobilità sostenibile (rotaia, bici, trasporto pubblico).