In Veneto è più facile aprire un supermercato che fare un figlio. Non servono nemmeno nove mesi: due carte e via se occupi meno di 1.500 mq, o un po’ di trafila in più altrimenti, al massimo devi regalare una nuova rotatoria al comune, ma nulla di più. E così le nostre città si stanno letteralmente trovando sommerse di supermercati e centri commerciali. Tutto ciò non è più sostenibile.

La grande distribuzione condanna i piccoli venditori veneti, ma ha risvolti anche sull’urbanistica: supermercati e centri commerciali comportano il cambiamento delle abitudini e degli spostamenti, e portano un carico ben maggiore del normale di automobili in strade inadatte a ospitarlo.

Ovviamente, a nostro avviso, va modificata la legge regionale del 2012 in materia, restituendo ai comuni la potestà sul loro territorio, affidando loro la scelta sull’apertura o meno di nuove superfici di vendita di mede dimensioni.

Ma vogliamo andare oltre e facciamo un’altra proposta.

Se le istituzioni hanno infatti sempre meno possibilità di spesa e investimento, così non si può dire per la grande distribuzione, evidentemente – viste le continue aperture – tutto fuorché in crisi. Istituiamo una tassa regionale di scopo sulle aperture dei nuovi supermercati, in proporzione alla superficie commerciale. I proventi della tassa confluiranno in un fondo regionale cui i comuni potranno attingere per finanziare progetti di sostegno al commercio di vicinato e alle attività commerciali nelle zone svantaggiate.

Dall’applicazione della tassa saranno esentate le nuove aperture di supermercati in quartieri, frazioni, zone montane finora non servite dalla distribuzione commerciale, sulla base del regolamento che disciplinerà l’imposizione.

Con questa tassa, quindi, nulla sarà tolto al mondo economico e nulla graverà sulle tasche dei cittadini: semplicemente una quota di risorse verrà “spostata” dai floridi bilanci della grande distribuzione a quelli molto più fragili del piccolo commercio.