Come è noto la sospensione di gran parte della normale attività di analisi cliniche e di diagnostica durante l’emergenza Covid ha causato un pesante incremento delle liste di attesa per esami e visite specialistiche, liste di attesa che, in realtà, erano già piuttosto corpose in numerose Ulss del Veneto.
Per dare una risposta a questa oggettiva emergenza sanitaria la Giunta Regionale ha deliberato nelle scorse settimane di destinare 6,1 milioni di euro all’acquisto di prestazioni di prestazioni di diagnostica dalle strutture private.

La scelta della Giunta Regionale ci sembra inaccettabile per due motivi.
-In primo luogo perché utilizzando la funzione di “supplenza” della sanità privata non si affrontano i nodi delle carenze di quella pubblica, non si tenta neppure di capire per quali motivi le liste d’attesa erano già lunghe prima dell’emergenza Covid e come sia possibile affrontare questo problema.
E non si tratta di un problema di poco conto visto che l’insostenibile lunghezza delle liste di attesa (che significa mesi e mesi di attesa per ottenere la prestazione sanitaria richiesta) costringe un numero crescente di persone ammalate a rivolgersi alla sanità privata, a ritardare l’inizio della cura loro necessaria o addirittura a rinunciarvi.
Sono centinaia di migliaia i Veneti che si trovano in questa situazione e, ovviamente, sono i gruppi sociali più deboli, le persone a reddito più basso a pagare il prezzo più alto perché non sempre sono in grado di sostenere il costo di una prestazione sanitaria privata per affrettare i tempi della diagnosi.
-Il secondo motivo di dissenso dalla scelta della Giunta Regionale è quello legato al fatto che il ricorso alla sanità privata convenzionata significa che, a parità di spesa per la Regione (quindi per i cittadini), viene erogato almeno il 25% in meno di prestazioni sanitarie rispetto al servizio sanitario pubblico, la percentuale che, secondo il sindacato dei medici Aanao, corrisponde al (legittimo) profitto dei soggetti economici che controllano il settore sanitario privato.

Ci chiediamo, allora, se il necessario intervento per la riduzione delle liste di attesa non potesse essere affrontato dalla Giunta Regionale seguendo un percorso completamente diverso, che partisse dalle assunzioni di personale (medici e infermieri) indispensabili per riportare a tempi di attesa ragionevoli i pazienti delle nostre Ulss.

L’assunzione di personale avrebbe permesso di dare una risposta organica e duratura nel tempo al problema della lunghezza dei tempi di attesa, problema che è stato aggravato dalla emergenza Covid ma che esisteva anche prima.

Per noi de Il Veneto che vogliamo la risposta a questa situazione è netta: basta con la privatizzazione della sanità e priorità assoluta al sistema socio-sanitario pubblico, nel rispetto del principio costituzionale di universalità e gratuità del diritto alla salute

Nel programma della nostra lista ci sono le chiare e concrete proposte per raggiungere questo obiettivo:

1. eliminazione dei project financing per realizzare nuovi ospedali, talora inutili o sovra-dimensionati;
2. stabilizzazione del lavoro, eliminando assunzioni precarie, “a gettone”, tramite cooperative;
3. re-internalizzazione dei servizi, riportandone la gestione in capo alle Ulss;
4. esaurimento delle convenzioni con i privati, con recupero dello spreco di denaro pubblico per la quota di profitto spettante al privato (25% secondo l’ANAAO).
In questo modo il servizio sanitario pubblico veneto potrà veramente tornare a essere quell’eccellenza che si è molto indebolita negli anni di governo del centrodestra in Regione.